Matteo Vittorio, dalla passione per la fisica alla vocazione per l’insegnamento

9 Giugno 2026 marketingalumni Categories news

Dalla fisica teorica all’aula, passando per un’esperienza che unisce formazione e impatto sociale: il percorso di Matteo Vittorio racconta come competenze solide e motivazione personale possano tradursi in un impegno concreto per l’educazione.

Alumnus in Fisica all’Università di Padova, oggi Matteo è formatore di matematica e fisica presso ENAIP Cittadella e ha scelto Teach For Italy per contribuire a contrastare le disuguaglianze educative.

In questa intervista ci racconta il suo percorso, il legame tra formazione scientifica e didattica, e la crescita che sta vivendo grazie a questa esperienza.

Ciao Matteo, grazie per la tua disponibilità!
Presentati e raccontaci qualcosa su di te.

Sono Matteo Vittorio e attualmente lavoro come formatore di matematica e fisica presso il centro di formazione professionale ENAIP di Cittadella.
Il mio percorso accademico si è sviluppato interamente all’Università di Padova, dove ho conseguito sia la laurea triennale che la magistrale in Fisica, specializzandomi nello studio della fisica teorica delle interazioni fondamentali. Durante gli anni della magistrale ho svolto un periodo di Erasmus+ a Monaco di Baviera; un’esperienza che ho poi deciso di prolungare per svolgere la mia tesi, approfondendo il legame tra la matematica pura e la fisica teorica.
Al di fuori dell’ambito accademico e dell’insegnamento, dedico il mio tempo libero agli sport outdoor: sono un grande appassionato di arrampicata e di ciclismo, in particolare il bikepacking.

Durante il tuo percorso in Fisica all’Università di Padova, c’è stato un momento o un’esperienza che ha orientato la tua scelta verso l’insegnamento?

Sì, ci sono stati due momenti chiave che hanno orientato la mia scelta.

Il primo è stato l’esperienza come tutor didattico per il corso di Analisi 2, rivolto a studenti e studentesse del primo anno di Fisica e Astronomia. Lì ho scoperto la bellezza del rapporto che si crea con studenti e studentesse e, soprattutto, la sfida di dover “destrutturare” concetti complessi per trovare il modo più efficace e chiaro per spiegarli. Vedere i loro progressi mi ha trasmesso un grande entusiasmo.

Il secondo momento è arrivato durante l’anno di tesi magistrale all’estero. Nonostante il valore dell’attività di ricerca pura, quel periodo mi ha aiutato a capire che la vita accademica, da sola, non mi bastava e che avevo bisogno di nuovi stimoli, almeno in quel momento. Ho sentito il bisogno di cimentarmi in qualcosa di diverso e più orientato al sociale.

In che modo la formazione scientifica ricevuta a uniPD ha influenzato il tuo approccio didattico oggi in aula?

In realtà, la mia formazione a Padova mi ha trasmesso un profondo amore per l’astrazione e per i modelli teorici.
Tuttavia, ho capito che per trasmettere queste materie in aula, specialmente in un contesto professionale, il punto di partenza deve essere diverso. Per questo cerco di far lavorare gli studenti hands-on, partendo da dati concreti.
L’obiettivo è usare la realtà e i fatti pratici come un ponte: un mezzo per aiutarli a sviluppare il pensiero critico e, un passo alla volta, portarli a comprendere logiche via via più astratte.

Cosa ti ha spinto a candidarti come fellow per Teach For Italy e quali valori del programma ti hanno maggiormente convinto?

La spinta principale è stata la condivisione profonda della missione di Teach For Italy: contrastare le disuguaglianze educative nel nostro Paese. Sentivo il bisogno di attivarmi in prima persona per fare la mia parte, e questo programma rappresentava l’opportunità concreta per farlo.

Inoltre, essendo alla mia prima esperienza come insegnante, cercavo un percorso che non mi lanciasse semplicemente in cattedra, ma che mi fornisse gli strumenti adatti. La formazione offerta da TFI per essere efficaci nei contesti più svantaggiati e complessi mi è sembrata subito ideale per il mio percorso di crescita.

Infine, un valore aggiunto fondamentale è l’ecosistema del programma: Teach For Italy ti inserisce in una rete di persone che condividono la stessa visione e la stessa battaglia. Fare parte di una community così unita genera una grandissima motivazione e attiva uno scambio continuo di energie, idee e buone pratiche.

Guardando al tuo percorso finora, come pensi che l’esperienza con Teach For Italy stia contribuendo alla tua crescita personale e professionale?

L’esperienza con Teach For Italy sta lasciando un segno profondo su entrambi i fronti.

Dal punto di vista personale, l’impatto è stato davvero notevole. Il programma non si limita a fornirti nozioni, ma include molti momenti strutturati di riflessione. Questo mi ha spinto a guardarmi dentro, a interrogarmi su come mi pongo nei confronti degli altri, sulla qualità della mia comunicazione e sull’efficacia della mia intelligenza emotiva in classe. Insegnare in contesti complessi richiede consapevolezza di sé, e questo percorso mi sta aiutando a sviluppare una capacità di ascolto che prima non avevo.

Sul piano professionale, la crescita è altrettanto significativa. Da un lato, ho acquisito un bagaglio di strategie didattiche concrete, volte a progettare lezioni capaci di catturare l’attenzione e di essere davvero efficaci per studenti con background differenti. Dall’altro, TFI mi ha permesso di alzare lo sguardo dalla singola aula: ho iniziato a sviluppare una visione sistemica del mondo dell’istruzione, comprendendo meglio le dinamiche, i limiti e le potenzialità del sistema educativo italiano.
Questa consapevolezza mi permette di non vivere l’insegnamento come un lavoro isolato, ma come un tassello fondamentale per un cambiamento sociale più ampio.

Guarda le iniziative svolte dall’Associazione Alumni con Teach 4 Italy

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