Sostenibilità idrica: Francesca Barone e Laura Fabrello sono le vincitrici del premio AQVA (II ed.)

9 Dicembre 2025 Associazione Alumni_admin Categories news

Il premio di laurea “AQVA”, valorizza tesi magistrali sulla gestione sostenibile delle risorse idriche, premiando ogni anno giovani ricercatrici e ricercatori dell’Ateneo patavino.​

In questa edizione il riconoscimento va a due laureate in Ingegneria Ambientale, oggi dottorande all’Università di Padova. Laura Fabrello e Francesca Barone hanno una convinzione condivisa: l’acqua è un bene collettivo, da proteggere con scelte quotidiane consapevoli e con una ricerca capace di guidare le decisioni di istituzioni e gestori, perché tante piccole azioni possono davvero fare la differenza.

Francesca, Laura, complimenti per questo riconoscimento!
Presentatevi e raccontateci una curiosità su di voi

F: Sono Francesca Barone, mi sono laureata a settembre 2024 in Environmental Engineering presso l’Università degli Studi di Padova, dove ora sono al secondo anno di Dottorato. La musica è una delle costanti della mia vita: canto dal 2008 e negli anni ho fatto parte di diverse realtà corali, tra cui quella dell’Università. Il coro è la mia bolla creativa: mi mantiene centrata, mi stimola e mi ricorda quanto sia prezioso costruire qualcosa insieme agli altri.

L: Mi chiamo Laura Fabrello, mi sono laureata a settembre 2024 in Ingegneria Ambientale presso l’Università di Padova, dove attualmente sto svolgendo il Dottorato. Nella vita mi piace dedicarmi a moltissime attività nei campi più vari, non appena si presenta la possibilità di sperimentare qualcosa di nuovo sono sempre in prima fila. In particolare, chi mi conosce mi descrive come una persona energica per l’approccio con il quale mi butto nelle cose.

In che modo il percorso all’Università di Padova ha orientato il vostro interesse verso i temi dell’acqua e dell’ambiente?

F: Quando alle scuole superiori la mia professoressa di Scienze ci disse che “sull’acqua si potrebbe scrivere una tesi di laurea” non immaginavo che ne avrei scritte addirittura due. Il mio interesse si è consolidato durante l’ultimo anno di triennale quando ho seguito il corso di Idrologia degli ambienti naturali e costruiti, tenuto dal mio attuale supervisore di Dottorato. Mi affascinava l’idea di poter descrivere in modo scientifico i percorsi seguiti dall’acqua che osservavo da sempre nei torrenti vicino a casa. Lo studio dell’Idrologia mi ha insegnato a guardare con occhi ancora più curiosi il mondo circostante.

L: Ho sempre riconosciuto l’importante ruolo ricoperto dall’acqua nell’ambiente e nella società, per questo è da sempre una materia che mi affascina. Il percorso all’Università di Padova è stato in questo senso stimolante soprattutto grazie all’offerta formativa, in particolare grazie alla competenza dei docenti qui presenti. Seguendo i corsi offerti, prima in triennale e poi in magistrale, ho imparato come l’acqua possa contemporaneamente rappresentare una risorsa e un pericolo se mal gestita.

Il premio Aqva punta sulla gestione sostenibile dell’acqua anche in un contesto di cambiamento climatico e scarsità idrica: cosa significa per voi “uso sostenibile” della risorsa idrica, alla luce del vostro lavoro di ricerca?

F: Nella mia tesi magistrale ho sviluppato un modello che permette di quantificare l’intermittenza delle reti fluviali: il fatto che più del 70% dei fiumi in termini di lunghezza a livello globale risulti essere non perenne ci ricorda quanto l’acqua sia una risorsa preziosa e inestimabile. L’uso sostenibile dell’acqua per me parte dai piccoli gesti quotidiani, innestati in un’ottica di più ampio respiro: l’acqua è un bene collettivo il cui valore non dovrebbe essere negoziabile, poiché riguarda l’equità di accesso alla risorsa stessa, la tutela degli ecosistemi collegati e la responsabilità verso le generazioni future.

L: Nel mio lavoro di ricerca mi sono occupata della contaminazione delle acque di falda nel vicentino, tema che sto approfondendo anche con il mio lavoro di Dottorato. Nella Regione Veneto questa risorsa offre innumerevoli servizi ecosistemici. L’uso sostenibile richiede il riconoscimento della sua importanza e la sua valorizzazione, allo scopo di farne un uso consapevole. La sostenibilità richiede che le metodiche di gestione dell’acqua siano studiate in maniera da non minare contemporaneamente la sua qualità e quantità.

Qual è stata la difficoltà più grande che avete incontrato durante il lavoro di tesi e come l’avete superata?

F: La difficoltà maggiore che ho affrontato lavorando alla mia tesi è stata passare dalla teoria alla pratica: trasformare concetti idrologici in un modello funzionante ha richiesto conoscenze che inizialmente non avevo e una buona dose di pazienza. Ho imparato a gestire la frustrazione degli errori e a lavorare in modo più sistematico, apprendendo il modus operandi del mio relatore e co-relatore confrontandomi periodicamente con loro. Questa esperienza mi ha dato un assaggio concreto di cosa voglia dire fare ricerca.

L: Spesso la disponibilità di dataset molto grandi rappresenta un’arma a doppio taglio: contemporaneamente si ha una descrizione dettagliata del dominio ma senza poter avere il controllo sulla singola misura. La conoscenza dei metodi utilizzati in questo caso è essenziale per avere la capacità di riconoscere anomalie nei risultati.

Se doveste parlare a studenti e studentesse più giovani, che messaggio dareste a chi vuole occuparsi di risorse idriche oggi?

F: Gli direi di inseguire ciò che li appassiona, mantenendosi sempre elastici e curiosi: studiare l’acqua significa cercare di capire un elemento vivo, in costante movimento.

L: Gli consiglio di appassionarsi ed amare l’argomento, riconoscendo il ruolo che ciascuno di noi nel proprio singolo ricopre. Del resto, tante gocce che si uniscono creano oceani.

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