Verso Industry 5.0: il confronto tra Alumni Unipd e Alumni CUOA su tecnologie, supply chain e persone

16 Giugno 2026 digitalalumni Categories news

Mercoledì 3 giugno si è svolto a Palazzo Maldura l’evento “Verso Industry 5.0 – Tecnologie digitali, supply chain sincronizzate e fabbriche human-centered“, organizzato dall’Associazione Alumni dell’Università di Padova insieme all’Associazione Alumni CUOA Business School, con la collaborazione della Scuola di Scienze Umane, Sociali e del Patrimonio Culturale dell’Università di Padova. Al centro della giornata la presentazione del libro “Smart Operating Model”, frutto della ricerca di SOM Lab sulla trasformazione digitale nelle imprese manifatturiere.

Riflessioni a partire dal volume “Smart Operating Model – Tecnologie digitali, supply chain sincronizzate e fabbriche human-centered”

Come stanno cambiando le imprese nell’era della trasformazione digitale? A questa domanda ha cercato di rispondere la presentazione del volume Smart Operating Model – Tecnologie digitali, supply chain sincronizzate e fabbriche human-centered, nato dall’esperienza del SOM Lab, laboratorio di ricerca di CUOA Business School sui temi legati agli Smart Operating Model.

A raccontarne l’origine Andrea Vinelli, ordinario di Ingegneria economico-gestionale, Dipartimento di Tecnica e Gestione dei sistemi industriali, Università di Padova, direttore scientifico programmi MBA pt, CUOA Business School, che ha messo in luce di come l’idea sia nata cinque anni fa, durante la pandemia, da anni di incontri con manager di aziende manifatturiere del Nord Est. “Questo laboratorio ha fatto sì che il mondo della ricerca e il mondo delle aziende potessero incontrarsi”, ha spiegato, illustrando i due temi al centro del volume: la sincronizzazione delle supply chain tramite tecnologie digitali e il loro impatto sulle persone.

Andrea Furlan, ordinario di Economia e gestione delle imprese, Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali “M. Fanno”, Università di Padova, direttore scientifico Lean Enterprise Center, CUOA Business School, ha sottolineato come le tecnologie evolvano più rapidamente delle organizzazioni, creando un gap che solo le imprese più attente riescono a colmare: “Le imprese che hanno avuto più successo e sono diventate più resilienti sono quelle che hanno considerato sia le tecnologie che le persone nei processi.” Ha richiamato anche i paradossi della fabbrica digitale, dove più dati e autonomia per gli operatori possono generare, allo stesso tempo, più stress e meno relazioni in reparto.

Tra i temi emersi, anche alcune delle sfide delle supply chain “smart”: dall’eccesso di informazioni al rischio di sentirsi costantemente controllati, fino ai cambiamenti nelle relazioni di lavoro. Questioni che mostrano come l’innovazione non riguardi solo gli strumenti, ma anche il modo in cui le persone vivono e interpretano il proprio ruolo all’interno delle organizzazioni.

Luigi Salmaso, ordinario di Statistica, Dipartimento di Tecnica e Gestione dei sistemi industriali, Università di Padova, amministratore unico di Stat4Value, Spin off Università di Padova, ha chiuso la prima parte distinguendo tra sincronizzazione intra-organizzativa, più diffusa, e quella tra organizzazioni diverse, ancora rara da realizzare concretamente.

La tavola rotonda: cosa significa mettere le persone al centro

La seconda parte è stata una tavola rotonda moderata da Gianni Dal Pozzo, Presidente Associazione Alumni Università di Padova, e Alice Pretto, Presidente Associazione Alumni, CUOA Business School, con Marta Barbieri, Supply Chain Director, Sit Group, Enrico Grando, Chief Operating Office, Mevis Spa, e il filosofo della Scienza Fabio Grigenti, Presidente della Scuola di Scienze umane, sociali e del patrimonio culturale, Università di Padova.

Alla domanda su cosa significhi davvero metter l’uomo al centro, Marta Barbieri ha risposto: “Potenziamento dell’uomo e non sostituzione […] la competenza delle persone non è un plus di cui possiamo fare a meno oggi.” Ha aggiunto che la tecnologia non va imposta dall’alto, ma deve nascere dal bisogno reale dei processi, attraverso micro-progetti capaci di parlare direttamente alle persone.

Enrico Grando ha osservato come molte aziende abbiano affrontato l’Industria 4.0 in modo opportunistico, mentre altre stavano già praticando, senza saperlo, una logica 5.0.

In aggiunta, a offrire una cornice storica più ampia, Fabio Grigenti che ha ricordato che la preoccupazione per il destino dell’uomo accompagna ogni rivoluzione tecnologica fin dalla macchina a vapore. Ha citato il mito di Prometeo, che donando il fuoco rese gli uomini ciechi rispetto al proprio destino, per descrivere la nostra incertezza sulle trasformazioni cognitive in corso.

“Il rischio è prendere la prima risposta che l’IA ti dà, e questo è depotenziante.” Ha però ricordato anche che “non c’è cultura umana antichissima che non sia stata una cultura tecnologica: l’uomo è tecnologo da sempre.” Fabio Grigenti

Se la tecnologia, da sempre, ha bisogno dell’uomo per orientarsi, è altrettanto vero che l’uomo, davanti alle sue sfide più grandi, ha bisogno di altri uomini. Lo ha ricordato Marta Barbieri, riportando la riflessione sul piano delle organizzazioni:

“Nessuna vera sfida si può risolvere da soli […] il network ti permette di condividere intuizioni e affrontare insieme le sfide.” Marta Barbieri

L’incontro si è chiuso con una riflessione lanciata da Enrico Grando ai presenti: che tipo di leader si vuole essere nella propria organizzazione. A seguire un ricco momento di Q&A con il pubblico.

È stata un’occasione unica, che ha messo in connessione la Community degli Alumni dell’Università di Padova con la Community degli Alumni CUOA, per celebrare storie di successo, esperienze trasformative e il valore del network. A chiudere la giornata, un aperitivo di networking tra le due community.

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Credits: Marco Bergamaschi

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