Giovanni Belzoni e il bicentenario delle sue scoperte

13 Agosto 2020 Associazione Alumni_admin Categories news
Articolo di Alberto Silotti per Padova e il suo territorio

 

Tutti conoscono la piramide di Chefren a Giza e il grande tempio di Abu Simbel, molti la tomba del faraone Sethi I nella Valle dei Re, ma pochi sanno che questi tre celebri monumenti sono legati a un personaggio inspiegabilmente quasi dimenticato, soprattutto in Italia e perfino nella sua città natale: Giovanni Belzoni, nato a Padova nel 1778 del quale tra il 2017 e il 2018 si dovrebbe commemorare il bicentenario delle sue grandi imprese.

Belzoni fu il primo a riuscire a penetrare nel tempio di Ramesse II ad Abu Simbel che era stato scoperto quattro anni prima dal grande orientalista svizzero Johann Ludwig Burckhardt, semisepolto dalla sabbia. Altri avevano tentato di penetrare all’interno del tempio ma senza riuscirvi e solo Belzoni riuscì a compiere la difficilissima impresa, il 1° agosto 1817. Poco più di due mesi dopo il padovano era in azione nella Valle dei Re dove il 16 ottobre 1817 scoprì, sepolto sotto sei metri di detriti, l’ingresso della tomba di Sethi I, secondo sovrano della XIX Dinastia (1294-1279 a.C.) e padre di Ramesse II. Si trattava della più grande e della più profonda tomba della valle, lunga ben 137 metri, la prima le cui pareti erano completamente decorate con passi dei grandi testi religiosi: il Libro delle Porte, il Libro dell’Amduat, le Litanie di Ra. E pochi giorni prima Belzoni aveva scoperto anche la tomba del padre di Sethi I, Ramesse I, fondatore della XIX Dinastia.

All’inizio del 1818 Belzoni rivolse le sue attenzioni alla piramide di Chefren a Giza a qualche chilometro a Sud del Cairo che, insieme a quella di suo padre Cheope e a quella di Micerino, è l’unica delle Sette Meraviglie del mondo antico giunta fino a noi. Fino all’arrivo di Belzoni si riteneva, sulla base di quanto aveva scritto lo storico greco Erodoto, che la piramide di Chefren, contrariamente quella di Cheope che era aperta fin dall’Antichità, non avesse camere interne. Il padovano, però, non era dello stesso parere tanto più che autorevoli storici arabi come Al Maqrizi o Al Idrisi asserivano che la piramide celasse un tesoro e armi misteriose. Belzoni decise di tentare l’avventura e basandosi sul suo straordinario intuito e su una serie di ragionamenti riuscì ad individuare il punto esatto in cui, nascosto da enormi blocchi di calcare, si celava un corridoio che immetteva nella camera sepolcrale della piramide e a penetrare all’interno del monumento dopo trenta giorni di lavoro, il 2 marzo 1818, svelando così il mistero che avvolgeva il monumento.

Ma come era giunto in Egitto questo singolare personaggio? Figlio di un barbiere padovano, Giambatta Bolzon (questo era il suo vero nome) aveva deciso che la professione paterna non lo interessava per nulla e che la sua città natale gli stava troppo stretta. Come scrisse anni dopo Bernard Depping, il traduttore francese del suo celebre giornale di viaggio che pubblicò al suo ritorno in patria, «egli era nato viaggiatore come altri nascono poeti, ingegneri o astronomi». A 16 anni Belzoni, spinto dall’amore per il passato e per la storia della «città eterna» si recò a Roma dove soggiornò per quattro anni, poi si recò in Olanda e infine, nel 1803, in Inghilterra dove visse per nove anni diventando suddito britannico.

Era un giovane venticinquenne di aspetto imponente, era alto più di due metri, dotato di una forza fisica eccezionale: non aveva fatto nessun tipo di studi, non conosceva nessuna lingua tranne il dialetto padovano e non aveva nessuna disponibilità finanziaria, ma riuscì comunque a cavarsela. Quasi subito dopo il suo arrivo Belzoni sposò una ragazza di Bristol, Sarah Banne che sarebbe diventata la sua inseparabile compagna d’avventure e cambiò il suo nome in Belzoni. Per vivere si esibiva in giochi di forza nei teatri e nei circhi: il suo numero più famoso consisteva nella cosiddetta «piramide umana» nel quale sollevava nove persone contemporaneamente portandole in giro per il palcoscenico ma in realtà il padovano creava anche stupefacenti giochi ottici e di idraulica, scienza nella quale si dimostrò un vero e proprio genio.

Alla fine anche l’Inghilterra, come Padova molti anni prima, gli divenne stretta e Belzoni decise di tentare nuove avventure in Oriente con l’intento di raggiungere […]


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