Dario Campesan, laurea in giurisprudenza in soli 3 anni e 8 mesi, e senza rinunce: “il genio non c’entra, basta avere metodo”

29 Ottobre 2020 Associazione Alumni_admin Categories news

Dario è nato a Costabissara, un piccolo comune della cintura della città di Vicenza, il 12 settembre 1997. In queste settimane la sua storia è comparsa su numerosi quotidiani locali e nazionali, che non hanno esitato a definirlo “il laureato da record“, potenzialmente il più giovane avvocato d’Italia se – come sembra – riuscirà a concludere il praticantato nei prossimi mesi.

36 esami e una laurea a ciclo unico, in Giurisprudenza, conseguita in 3 anni e 8 mesi all’Università di Padova, in una delle Scuole considerate tra le più rinomate e impegnative d’Italia.

Studiare legge, ci racconta Dario, non è stata una scelta scontata. “Ho frequentato il liceo scientifico, scegliendo l’indirizzo in Scienze Applicate, senza quindi mai studiare materie come latino, economia e diritto. Ero inizialmente orientato verso un percorso di tipo ingegneristico all’università e in famiglia tutti, a partire da mio padre, che fa l’avvocato, mi consigliavano di intraprendere una carriera di stampo tecnico-scientifico per coerenza con il mio percorso di studi liceale.”

Veduta di Costabissara, il paese natale di Dario

“Eppure, studiare legge mi ha sempre affascinato. Quando si è trattato di scegliere il mio futuro, mi sono chiesto quale potesse essere il percorso più significativo non solo per me ma anche per le persone a cui voglio bene. Ho sempre interpretato la conoscenza del diritto come un elemento di forza nella società, uno strumento per difendere e tutelare le persone. Non è un caso che abbia scelto un percorso orientato al diritto del lavoro, ambito nel quale ho realizzato la mia tesi e intendo specializzarmi e lavorare: è sicuramente l’ambito in cui con maggior probabilità potrò rendermi utile a chi mi è caro”.

Questo giovane entusiasta della vita e che ama le sfide, laureatosi con 110 e lode (e menzione d’onore), è quanto di più distante ci possa essere dal “nerd”. Dobbiamo rapidamente dismettere le nostre idee di studio matto e disperatissimo: alla base del risultato accademico raggiunto c’è piuttosto un’organizzazione scientifica del tempo e del lavoro.

“Devo dire la verità, alle superiori ero il classico ragazzo che studiava il minimo indispensabile, giusto quanto serviva per superare le verifiche. Arrivato all’Università di Padova, ho adottato da subito un profilo bassissimo: mi immaginavo di incontrare mille difficoltà, non avendo una formazione umanistica alle spalle, ed esami come Filosofia del Diritto mi spaventavano terribilmente.”

“Mi è sempre piaciuto organizzare il mio lavoro, per garantirmi gli spazi di tempo libero che ritengo irrinunciabili in ogni fase della vita. Sin dal primo giorno di università, ho impostato una tabella di marcia, definendo i corsi e gli esami che avrei affrontato mese dopo mese, anno dopo anno. Confesso che tendo a essere molto preciso e minuzioso in questo genere di attività, ma il mio obiettivo ultimo non era massimizzare il tempo da destinare allo studio, bensì essere efficiente e potermi concedere ogni settimana del tempo per la famiglia, gli amici e lo sport.”

Interno di Palazzo Bo, sede della Scuola di Giurisprudenza

Dario trova tempo anche per l’attività associativa e comincia presto a collaborare con JEst – Junior Enterprise dell’Università di Padova, un’associazione studentesca senza scopo di lucro che propone ai suoi appartenenti attività e collaborazioni con le aziende per acquisire competenze utili all’ingresso nel mondo del lavoro.

Sono stato il primo responsabile legale dell’associazione, notoriamente molto forte a Vicenza, essendo nata e contando ancora oggi prevalentemente sul contributo degli studenti del Dipartimento di Tecnica e Gestione dei Sistemi Industriali.”

“L’ingresso in JEst è stato un po’ traumatico,” scherza Dario, “tutti parlavano di project management, lean competition, Kanban board e altri concetti che mai avevo sentito nominare. È innegabile che proprio da questa contaminazione con il modus operandi di tanti allievi ingegneri gestionali abbia potuto attingere spunti e insegnamenti per rafforzare le mie competenze di time management.”

L’esperienza in JEst, durata due anni e mezzo, ha portato Dario a entrare in contatto con una realtà nazionale e internazionale: l’associazione è infatti parte di un network globale che annovera 22 junior entreprise e oltre 30.000 studenti nel mondo. Ma anche l’entusiasmo di Dario, come quello di tanti altri ragazzi e ragazze, ha dovuto fare i conti con l’attuale situazione sanitaria.

Il team di JEst, la Junior Enterprise dell'Università degli Studi di Padova

“Terminato il praticantato, mi sarebbe piaciuto vivere un’esperienza professionale internazionale, probabilmente a Londra, ma è evidente che per i prossimi anni dovrò orientarmi su mete più vicine a casa.”

“Sto affrontando una serie di colloqui con studi legali di Milano, una realtà estremamente interessante e ricca di società di grandi dimensioni e molto strutturate, che primeggiano nell’organizzazione del lavoro e nella gestione di gruppi di persone e progetti anche molto complessi. Mi affascina molto la dimensione del marketing, fondamentale per emergere in un contesto dinamico e competitivo, diverso da quello veneto, dove prevalgono studi di minori dimensioni e dove il cliente arriva molto spesso attraverso il passaparola.”

Quando gli chiediamo un consiglio pratico per chi ha ancora davanti semestri ed esami da superare ci dice: “Imparate a conoscere i vostri professori. Non fatevi spaventare dalle dicerie, dalle voci di corridoio, dalle storie che si sentono su professori cattivissimi e intransigenti. Ogni docente ha un suo stile, con il quale imposta l’insegnamento e la successiva verifica degli apprendimenti. C’è chi si affida completamente al libro di testo, chi preferisce lavorare e interrogare sulle note condivise a lezione, in generale sono sempre riuscito a capire quali erano i temi che più interessavano ai professori e che più probabilmente avrebbero chiesto agli esami. Si tratta di mettere da parte, almeno per un attimo, l’ansia e i timori che studiare giurisprudenza spesso ingenera, e sviluppare invece la capacità di ascolto attivo dei nostri docenti e organizzare lo studio di conseguenza.”

“E ovviamente,” ci dice in chiusura, “non rinunciate alle vostre passioni per studiare e basta. Con una buona dose di organizzazione si riesce a far convivere tutto: le persone importanti della nostra vita, gli hobby, lo sport e anche l’impegno accademico.”

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