Dare concretezza alla legalità e toccare con mano il risultato dei propri sforzi: intervista a Maria Luisa Pellizzari, Alumna Vice Capo della Polizia di Stato

11 Gennaio 2021 Associazione Alumni_admin Categories news

Maria Luisa Pellizzari è da novembre 2020 la nuova vice capo della Polizia di Stato: prima donna a ricoprire questo ruolo, la Prefetta Pellizzari è anche Alumna dell’Università di Padova. Si laurea in Giurisprudenza nel 1983 e a venticinque anni vince un concorso pubblico che la farà diventare Vice Commissario, primo di moltissimi step all’interno delle forze dell’Ordine.


Buongiorno dott.ssa Pellizzari. Vorrebbe condividere con noi un ricordo dei suoi anni all’Università di Padova?

Giurisprudenza a Padova è stata una facoltà selettiva, un excursus difficile ma molto formativo. Ricordo di aver studiato moltissimo: mi sono laureata con pochi mesi di ritardo, ma mi onoro del fatto di non aver mai ripetuto un esame. Ho un bellissimo ricordo delle lezioni che seguivo e l’impegno speso è tornato utile nel tempo: i percorsi che ho fatto successivamente non sono stati difficili da superare.

Nel frattempo poi, mentre frequentavo il corso di formazione iniziale alla Polizia di Stato, ho fatto anche il concorso per l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Direi che la formazione universitaria è stata necessaria e imprescindibile per permettermi di superare tutti i successivi esami della mia carriera.

L’Università di Padova, poi, è un ateneo inserito nella città e che è cresciuto e cresce in sintonia con il progresso della stessa, basti solo pensare alle varie implementazioni e modifiche urbane fatte per agevolare i molti studenti provenienti da altre Regioni. La sua tradizione è molto forte e le tradizioni, come anche il senso d’appartenenza che Alumni rinsalda tra Università ed ex-studenti, sono importanti: auguro quindi a tutti i giovani studenti di cogliere l’opportunità fornita dall’Associazione.

Come ha iniziato il Suo percorso?

Quando mi sono iscritta alla facoltà di Giurisprudenza, le donne non potevano entrare in Polizia con pari opportunità rispetto alla componente maschile; la possibilità si è avuta nell”81 con una riforma del reparto della Pubblica Sicurezza. La cosa era diventata per me allettante e mi avrebbe dato modo di potermi misurare con attività professionali fino ad allora esclusivamente ad appannaggio maschile.

Da una parte c’era in me la spinta motivazionale di poter mettermi alla prova con una professione nuova, dall’altra il poter realizzare ciò che mi aveva portato a iscrivermi a Giurisprudenza in primis: il valore della legalità, che la Polizia di Stato poteva interpretare in modo corretto.

Ho iniziato questo percorso assieme ad un’amica, poi collega, anche lei laureata a Padova in Giurisprudenza, Daniela Stradiotto, come Vice Commissario in prova. I 9 mesi di addestramento sono stati interessanti, un’esperienza molto bella tanto che… abbiamo deciso entrambe di continuare! Essendo una professione nuova all’epoca, per le donne, era tutto una scoperta.

Per i primi 22-23 anni ho avuto l’occasione di lavorare nel mondo dell’investigazione, attività certamente interessante e molto coinvolgente, che nell’imaginario collettivo è l’attività di polizia più stimolante, quella che vediamo in televisione per intenderci (anche se un po’ più complicata nella realtà). In questi anni ho avuto la fortuna e la possibilità di lavorare con bravissimi colleghi e investigatori che mi hanno insegnato tanto, mi hanno fatto amare quello che facevo e dato la possibilità di apprendere osservandoli.

Con il passare del tempo mi hanno dato fiducia e ho assunto più responsabilità nel governo delle squadre investigative, avendo in capo indagini particolarmente delicate, come quella dell’attentato di Capaci in cui hanno perso la vita il giudice Falcone, la moglie e la scorta, inviandomi quindi a Palermo a dirigere un’investigazione che ha avuto esito positivo.

La strage di Capaci si è consumata il 23 maggio 1992, quando Cosa Nostra fece esplodere un tratto dell'autostrada A29, uccidendo il giudice Giovanni Falcone, la moglie e diversi agenti della scorta.

Ha mai avuto paura per se stessa nel Suo lavoro?

Ma sì, la paura fa parte della natura umana e non averla è preoccupante! Ti fa essere più attento, più responsabile e sul pezzo. Chiaramente mi ha obbligata ad affinare una maggiore attenzione nelle cose che facevo. Quando si è responsabili della gestione di squadre di uomini non si ha solo paura per se stessi, bisogna “portare a casa la pelle” di tutti, colleghi di cui conosci anche le famiglie: il nostro è un lavoro prettamente di squadra, non esistiamo come singoli ma nell’insieme e siamo come una vera e propria famiglia. Si ha quindi un’assunzione di responsabilità molto forte nei confronti dei collaboratori che lavorano con te.

Diciamo che ovviamente i più preoccupati sono sempre stati i miei famigliari, mia madre e mio padre a Padova, ma io molto spesso davo pochi punti di riferimento per evitare il problema.

La recente emergenza sanitaria dovuta al nuovo Coronavirus ha visto anche la Polizia di Stato protagonista di un momento difficile per il nostro Paese; cos’è cambiato da marzo 2020?

L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha, inevitabilmente, colpito nel vivo  anche la Polizia di Stato.

Purtroppo, alcuni operatori tra i nostri dipendenti sono deceduti a causa del virus. Nell’immediato, è stato necessario riorganizzare e ridefinire – come, del resto, per tutti i comparti – i protocolli operativi e la gestione dei carichi di lavoro, mantenendo al contempo la piena operatività, anche se qualche ufficio è andato in sofferenza.

Nonostante questo, sul territorio siamo molto impegnati a far rispettare le misure di contenimento del contagio, in alcuni casi declinato anche in manifestazioni di dissenso degenerate talvolta in saccheggi e devastazioni non legalmente accettabili: il compito della Polizia è in primis la sicurezza dei cittadini, ma anche far valere i diritti costituzionalmente garantiti come la libertà di esprimere il proprio dissenso. Se questo però si trasforma in manifestazioni violente, ecco che dobbiamo intervenire per arginare eventuali occasioni di illegalità.

A fronte di questo “nuovo” impegno, il contrasto alla criminalità non può però fare un passo indietro: bisogna quindi mantenere un livello di efficienza alto davanti ad ulteriori sfide, come quella presente. È un momento impegnativo per tutto il Paese, per noi ancor di più.

Un consiglio ad un giovane che vorrebbe intraprendere una carriera come la Sua?

La nostra è un’attività che, dal numero delle domande che arriva, comincia ad essere sempre più attrattiva. Il corso dura due anni e per accedervi bisogna avere una laurea, come nel mio caso, ma durante il percorso di carriera è prevista la frequenza anche di un master universitario, erogato a Roma in collaborazione con l’Università La Sapienza.

È un lavoro che dà la possibilità di sviluppare vari tipi di professionalità, competenze, passioni e inclinazioni tra le più differenti: la nostra è un’organizzazione così complessa che trasferirsi da un ufficio all’altro, ad esempio, equivale paradossalmente a cambiare lavoro; dà la possibilità a un giovane di spaziare tra argomenti i più diversi, complessi ma variegati, non ci si annoia mai! Credo che una delle cose che più mi ha appassionata di questo lavoro, oltre alla concretezza di toccare con mano il risultato degli sforzi fatti, sia stata la possibilità di spaziare tra argomenti i più diversi, ad esempio: fare la squadra mobile oppure occuparsi di Polizia Stradale, sono due cose completamente diverse, anche se inserite nell’unica nostra missione, garantire la sicurezza dei cittadini, nostri utenti finali a cui dobbiamo rispondere con efficienza.

Nel tempo, poi, ho visto una trasformazione interna della nostra struttura che è diventata sempre più umanizzata, votata all’ascolto e alla comprensione dell’altro, a intercettare eventuali disagi; parallelamente, il nostro è diventato un lavoro attrattivo anche per la componente femminile, con donne in posizioni di vertice, e forse potrebbe esistere una correlazione tra le due tendenze. A mio avviso, tutta la società si sta evolvendo verso una maggiore umanizzazione, a tutti i livelli, e poiché anche noi come Polizia interpretiamo la società, credo che attualmente stiamo progredendo verso un atteggiamento di maggiore ascolto e apertura.

Condividi