“Fare scienza è la mia passione, la geofisica il mio mondo”. Intervista a Luca Dal Zilio, ricercatore in California

24 Febbraio 2021 Associazione Alumni_admin Categories news

A soli 31 anni, il Corriere della Sera ti ha descritto come “il sismologo star erede di Richter” e “uno dei più brillanti studiosi al mondo”. Come inizia la tua storia di geofisico e ricercatore?

Inizia a Quinto di Treviso, un paesino di 9.000 abitanti a un’ora di strada da Padova. La scelta di studiare geologia è nata tra non poche incertezze. Venivo da un istituto tecnico, una scuola per geometri, e mi approcciavo all’Università – lo confesso – con tanta paura. Rispetto a molti compagni delle scuole superiori che avevano scelto percorsi forse più lineari, iscrivendosi ad architettura, la mia scelta era un po’ inconsueta, e fino all’ultimo avevo considerato l’opzione alternativa di studiare ingegneria meccanica, che sicuramente garantiva maggiori possibilità lavorative.

Alla fine, però, ha prevalso la voglia di farmi guidare dalla passione. Ho realizzato i miei studi con molta umiltà, ero uno studente come tanti e ai primi esami prendevo voti normali. Negli anni ho cominciato a maturare un forte interesse per la geofisica e la modellazione matematica dei fenomeni della Terra: le interpretazioni geologiche descrittive di molte attività del nostro pianeta, normali per una scienza così giovane e basata su osservazioni indirette, non mi soddisfacevano del tutto, mentre mi affascinava la possibilità di costruire modelli fisici e matematici che potessero rispondere alle nostre domande con numeri e dati certi.

È stato durante la mia tesi specialistica che ho avuto modo di partecipare al primo progetto di ricerca, nell’ambito della geofisica, e mi sono appassionato al “fare scienza”. L’entusiasmo scoperto in quei mesi ha fatto sì che cominciassi a considerare anche l’ipotesi di un dottorato di ricerca.

Dottorato che hai svolto a Zurigo, mentre ora ti trovi in California. Cosa ti aspettavi e cosa hai trovato all’estero?

Viaggiare e vivere al di fuori dell’Italia era sempre stato un sogno per me, al quale mi approcciavo però con timore. Non sapevo cosa attendermi da un’esperienza di questo tipo, né se sarei stato in grado di ottenere questa opportunità. In tesi avevo studiato da un libro di un docente dell’ETH di Zurigo ed è lì che mi sono candidato quando ho visto una posizione di dottorato aperta: quel docente sarebbe poi diventato il mio supervisore. L’esperienza all’estero mi ha cambiato la vita, mi si è aperto un mondo nuovo e sono davvero contento del fatto che sia stata un’esperienza immensamente formativa per me come persona, e non solo come accademico.

L’ETH (Politecnico Federale di Zurigo) è un centro di ricerca globale, ho avuto modo di conoscere ricercatori da tutto il mondo con i quali sono rimasto in contatto e che mi hanno aperto a loro volta successive opportunità di collaborazioni negli anni. Zurigo è stato una “porta” sull’America, proprio grazie alle numerose connessioni con gli Atenei degli Stati Uniti.

Due settimane dopo aver discusso la mia tesi di dottorato, mi sono trasferito a Pasadena (Los Angeles), dove mi avevano offerto una posizione di post-doc al California Institute of Technology (Caltech). Qui collaboro con docenti di due dipartimenti che operano in stretta sinergia, quello di Fisica e quello di Ingegneria Meccanica, e oltre a fare ricerca insegno “Continuum mechanics”, con studenti che si collegano da ogni parte del mondo e dai fusi orari più differenti.

Il 2019 è stato un anno indimenticabile, accanto all’attività accademica ho avuto modo di viaggiare molto e scoprire posti nuovi; il 2020 invece, per le ovvie ragioni, è passato lavorando e insegnando prevalentemente da casa.

Dando uno sguardo al futuro, cosa vedi? E cosa consigli a chi, prossimo alla laurea, sta per entrare nel mercato del lavoro?

Per il momento continuerò le mie attività di ricerca come post-doc al Caltech, dal momento che mi sono stati finanziati due progetti sulla fisica dei terremoti dall’agenzia americana United States Geological Survey e dal fondo di ricerca nazionale svizzero. Ma starò a vedere le occasioni che si presenteranno, l’importante per me è continuare a “fare scienza”, cosa che a questi livelli non è banale – trattandosi di un ambiente molto competitivo.

Ai giovani prossimi alla laurea consiglio di fare scelte basate sui loro interessi e le loro passioni; sono lieto di aver vinto, a più riprese, dubbi e ritrosie sulle mie capacità, che mi hanno portato a vivere esperienze uniche. Sono e sarò sempre grato al Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova che è stato la mia casa per cinque anni e rivendico con orgoglio il mio essere uno scienziato “made in Italy”.

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