“Il segreto di un buon management? Le persone sono persone, non numeri”: Zeno D’Agostino, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale

23 Marzo 2021 Associazione Alumni_admin Categories news, Senza categoria
Ph. Credit copertina: Fabrizio Giraldi

Zeno D’Agostino, classe 1968, Alumnus di Scienze Politiche, è un manager ed esperto di logistica. Dal 2015 è alla guida dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, vice presidente di Espo (European Sea Ports Organization) e Amministratore Unico di RAM società in house del Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili.


Ci racconta qualcosa del suo percorso universitario e di carriera? Come è iniziato tutto?

Mi ero iscritto all’Università perché sapevo quanto fosse importante per i miei genitori, ma in quel momento le mie priorità erano altre. Dopo un solo anno di università, iniziai a lavorare all’interporto di Verona… con immancabili conseguenze sul ritmo degli studi!

Dopo 8 anni così, la svolta: più consapevole del valore della formazione, ho deciso di lasciare il lavoro per dedicarmi a tempo pieno allo studio, fermamente motivato a ottenere la laurea e, nel giro di soli due anni, ho completato gli studi e sono tornato a concentrarmi sulla mia vita professionale.  La mia vita da studente è stata quindi un po’ anomala: avevo all’epoca 28 anni e un bagaglio di esperienze lavorative non indifferenti.

Uno dei ricordi più belli è legato alla mia prima lezione da docente, quando in via del Santo, colma di ragazzi in fila per entrare in aula, sono dovuto passare davanti a tutti spiegando che non ero uno studente ma un docente [ride]. Con più di 300 presenti abbiamo dovuto cambiare sede e spostarci in una sala del cinema che potesse ospitare tutti.

Ph. Credits: Giuliano Koren

Il mio passato lavorativo mi ha infatti permesso di distinguermi, di affiancare presto qualche professore nella ricerca e nella docenza, e scoprire così la mia passione per la logistica. Sicuramente, l’Università mi ha offerto la possibilità di stare a stretto contatto con una serie di ricercatori che hanno avuto un forte impatto sul mio percorso: grazie al confronto e alla collaborazione con questi professori ho capito meglio quale strada desiderassi intraprendere.

Ho cominciato così a far ricerca sulla logistica al Parco Scientifico e Tecnologico Galileo di Padova, grazie a un professore che ha visto in me del potenziale e ha voluto accompagnarmi in questo mondo. La formazione era concentrata sull’ambiente, la logistica e l’economia dei sistemi industriali in Veneto e nel Nord Est, grazie anche al legame tra l’Università di Padova e l’Università Ca’ Foscari. Poi, dalla ricerca ho iniziato a fare consulenza: all’età di 30 anni ho usufruito di fondi regionali per svolgere lezioni e consulenze di sviluppo in Argentina e in Brasile, per piccole e medie imprese venete. Infine, sono passato all’attività professionale nell’ambito pubblico.

In seguito alla conferma del suo incarico di Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, in una sua dichiarazione, afferma: “La nuova sfida sarà lavorare con un approccio sempre più innovativo integrato e soprattutto sempre più sostenibile per un porto green che sappia creare valore e lavoro prima che nuove infrastrutture”. Come si innova il contesto portuale?

Il punto cruciale, credo, è che non si può vedere il porto come un semplice nodo logistico, un centro di carico scarico di merce e persone. Questo paradigma si ripete uguale a se stesso con una tradizione ormai millenaria, e va rivoluzionato. Senza una svolta concettuale, le nuove tecnologie da sole non potranno trovarvi spazio – e non potranno quindi dischiudere le potenzialità inespresse dello spazio portuale.

Cosa intendo? Con il Porto di Trieste stiamo muovendoci in questa direzione, certi che sia il punto di svolta per distinguersi dal sistema competitivo tradizionale, come già fanno le grandi capitali marittime come Hong Kong, Singapore, Shangai e New York. Siamo la prima autorità portuale a dare una concessione subacquea a un soggetto SAIPEM [società specializzata nella realizzazione di infrastrutture nel settore petrolifero, NdR] per creare fuori dalla diga e dal porto vecchio di Trieste, a 13 metri di profondità, una palestra per droni sottomarini che vengono prodotti a Trieste e venduti in tutto il mondo, utilizzati per le attività di manutenzione di oleodotti sottomarini e per testare i cavi che, collocati a migliaia di metri di profondità, sono solitamente utilizzati per il trasporto di dati e informazioni tra i continenti.

Il mare è una risorsa fondamentale dalle molte potenzialità, a partire dai progetti in ambito energetico di parchi eolici e fotovoltaici o dall’utilizzo delle alghe per i prodotti alimentari e per le analisi in campo medico, essenziali in questo periodo di emergenza sanitaria. E il porto è il punto di comunicazione fra questo mondo e la società! Questo, io penso, è il vero futuro della portualità.

Veduta di Trieste
Il suo nome figura nella classifica 2020 dei 100 migliori imprenditori e top manager italiani stilata da Forbes Italia. Cosa caratterizza il suo stile imprenditoriale?

Credo che la chiave sia l’umanesimo.

Quando oggi si parla di managerialità, sembra che le persone debbano essere considerate numeri. Se c’è qualcosa che caratterizza i miei ultimi sei anni a Trieste, è la sensibilità mia e di tutto il mio team verso gli esseri umani. Una sensibilità che si concretizza nel coinvolgimento quasi emozionale delle persone che partecipano al nostro progetto di sviluppo.

Il management non deve basarsi sul costo del lavoro, ma sulla qualità dei servizi, la trasversalità e la flessibilità. Da parte nostra, abbiamo lavorato sulla stabilizzazione dei posti di lavoro e sull’internalizzazione delle attività, proprio laddove le teorie dominanti guardano invece all’outsourcing per ridurre i costi. In realtà, l’esternalizzazione si concretizza nell’opposto, vincolando le attività a contratti molto rigidi con fornitori che non contemplano un ampliamento delle mansioni se non a costi aggiuntivi.

Per aumentare la competitività, per noi è fondamentale una particolare attenzione alla selezione delle persone e alla stabilità del loro lavoro: si creano così i presupposti di una maggiore motivazione e proattività e si può lavorare con convinzione a un obiettivo comune di sviluppo. Lavoro stabile significa lavoratori più responsabili, flessibili e – per me essenziale – socialmente appagati.

Da un anno all’altro con questa strategia ci troviamo ad essere più efficaci e addirittura più efficienti, a costi ridotti.

Lei è stato anche docente di economia del territorio, logistica e trasporto merci. Che consigli vorrebbe dare ai giovani che si affacciano adesso al mondo del lavoro e sognano questo tipo di percorso?

Posto come premessa e presupposto che è importante e necessario impegnarsi in ciò che a ciascuno interessa, mi sentirei di dare alcuni consigli su approfondimenti paralleli a quelli di “indirizzo”.

Ph. Credits: Fabrizio Giraldi

In primo luogo, lo studio delle lingue è fondamentale; in secondo luogo, penso che il percorso più efficace sia studiare Filosofia.

Può sembrare strano detto da una persona con il mio background e che lavora in questo settore, ma sono convinto che grazie agli studi più classici si acquisisca quell’elasticità mentale necessaria per affrontare con razionalità la vita complessa e ricca di traumi del mondo contemporaneo. Una preparazione “tradizionale” fornisce infatti quegli strumenti utili a mantenere equilibrio e lucidità nelle scelte.

In questo caos non basta essere esperti di tecnologie: ai giovani suggerisco di partire da una base teorica per poi approfondire nel tempo le tematiche più avanzate. Alcune nozioni specifiche si imparano sul campo, ma finché si è giovani è importante focalizzarsi sulla teoria e sulla logica.

Allo stesso modo, infine, mi sento di consigliare lo studio della storia, come strumento per capire il mondo e le dinamiche che ci circondano.

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