Padova University Press: le pubblicazioni di giugno e luglio (2021)

21 Luglio 2021 Associazione Alumni_admin Categories news

La Padova University Press nasce con l’obiettivo di selezionare e pubblicare il sapere accademico in senso ampio, dando massima visibilità ai risultati della didattica e della ricerca in Ateneo; essa vede nella divulgazione scientifica lo strumento per coinvolgere le persone, per farsi conoscere e per far conoscere, per dare informazioni, concetti e competenze corrette su argomenti e discipline conosciute e sconosciute.

Ecco le pubblicazioni più rilevanti del bimestre giugno-agosto 2021, tutte e tre Open Access e quindi scaricabili gratuitamente in formato .pdf.

Cattive acque. Contaminazione ambientale e comunità violate.

di Adriano Zamperini, Marialuisa Menegatto 

Per decenni le falde del Veneto sono state inquinate con sostanze chimiche dannose per la salute, i Pfas. Un disastro che ha contaminato acqua, alimenti e almeno 350mila persone. La contaminazione che da oltre 50 anni sta violentando le terre delle province di Padova, Verona e Vicenza è invisibile, i campi e gli allevamenti si susseguono vicino alle strade che portano alla zona rossa, il triangolo avvelenato. Questo libro è un libro di psicologia sociale, non scrive dei Pfas in termini chimici o medici. Non è la storia dell’avvelenamento dell’acqua e dei corpi, parla invece dell’avvelenamento della mente e delle relazioni umane. Non è una ricostruzione degli avvenimenti, ma delle emozioni. Non tratta di territori contaminati ma di comunità contaminate. Di fronte a un fenomeno di violenza ambientale, parla di ciò che è meno noto. Per tre anni gli autori del libro hanno girato nelle aree contaminate e fatto domande: a donne e uomini che vivono nella zona rossa. Persone di generazioni e professioni diverse. Persone accomunate da una sofferenza irriducibile a parametri epidemiologici. Hanno letto centinaia di documenti e rapporti scientifici, visitato siti internet, guardato archivi visuali, preso appunti, registrato interviste e ascoltato parole di rabbia e sconforto. Hanno cercato cittadine e cittadini che si sentissero chiamati a confrontarsi con un simile evento, davanti a se stessi, alla famiglia e alla propria comunità. Per cercare di capire cosa vuol dire l’avvelenamento del tempo di vita.

Tra Weltliteratur e parole bugiarde. Sulle traduzioni della letteratura tedesca nell’Ottocento italiano

di Daria Biagi, Marco Rispoli

A partire dal Settecento l’aspirazione a una cultura letteraria in grado di superare i confini non appare più legata a una lingua franca che permetta il dialogo all’interno di una universale “Repubblica delle Lettere”. L’idea di “Weltliteratur” prospettata tra gli altri da Goethe si sviluppa invece a partire da un’intensa attività di traduzione. Essa viene dunque a intrecciarsi, talora a confliggere con la ricerca e l’affermazione delle specifiche identità nazionali. Alternando riflessioni di carattere generale e studi rivolti a singoli episodi traduttivi, il volume si propone di indagare entro questo contrastato quadro d’insieme la ricezione della letteratura tedesca in Italia, senza trascurare il ruolo di fondamentale mediazione svolto dalla Francia in un simile processo. Si è così cercato di contribuire all’indagine di quella tensione tra l’apertura verso l’estraneo e l’affermazione del proprio che caratterizza l’Ottocento europeo, osservando come la distanza tra le culture abbia generato talvolta malintesi e “parole bugiarde”, talvolta abbia invece permesso nuove e feconde prospettive di lettura.

Rocha Brayda seu de Asylo: da borgo alto medioevale a fortezza sul Monte Ricco

a cura di Maria Teresa Lachin, Anna Nicoletta Rigoni, Guido Rosada

Nel principio del primo report sulla Rocca asolana, nel numero inaugurale dei “Quaderni di Archeologia del Veneto” (Asolo Rocca 1985), scrivevo che “la Rocca è come il cuore separato, alto e diverso di Asolo”. Oggi, avendo lavorato tanti anni in quel luogo magico, non userei più quelle espressioni “separato” e “diverso” in qualche modo divisive, perché ho potuto capire che quel cuore è proprio organico al borgo, indivisibile da esso, semmai la separatezza diventa proiezione urbana, simbolo della stessa. Una proiezione che concretamente è un fortilizio incombente su un abitato che si articola tra vallecole e crinali come dita protese sulla sottostante pianura. È significativo che per Asolo molte definizioni facciano riferimento al corpo umano e in realtà anche la Rocca sembra proprio far parte di un organismo vivo, inserita in un tessuto territoriale che la esalta. Così fu sempre sentita, anche dopo la sua defunzionalizzazione o dopo il suo riuso estemporaneo come lazzaretto per la peste di manzoniana memoria. Così è giunta sino a noi.

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