“Attraverso Harry Potter e il Piccolo Principe parliamo di cambiamento climatico, vulcani e mappe satellitari ai più piccoli”: intervista a Giovanni Donadelli, curatore del Museo di Geografia dell’Università di Padova

10 Settembre 2021 Associazione Alumni_admin Categories news

Inaugurare un nuovo museo a poche settimane dal primo lockdown del 2020. Sembra una missione impossibile, ma all’Università di Padova è stato fatto… e anche con un notevole successo!

Il Museo di Geografia, ospitato nell’affascinante cornice di Palazzo Wollemborg in via del Santo, nasce nel dicembre del 2019 per valorizzare un patrimonio frutto di 150 anni di didattica e ricerca.

Decine di migliaia tra oggetti, strumenti, attrezzi, carte geografiche e tomi utilizzati per oltre un secolo nelle aule, nelle biblioteche e nelle spedizioni in giro per il mondo da docenti e ricercatori dell’Università di Padova sono stati finalmente inventariati, catalogati e combinati di una collezione unica nel suo genere, digitalizzata e interattiva, custodita oggi nel prestigioso Palazzo Wollemborg, casa della geografia patavina dal 1972 e sede oggi della Sezione di Geografia del Dipartimento di Scienze Storiche, Geografiche e dell’Antichità (DiSSGeA).

Ne parliamo con il curatore del Museo, Giovanni Donadelli, classe 1985, laureato in scienze della Formazione Primaria e con un dottorato di ricerca in geografia, dal cui entusiasmo è molto difficile non farsi contagiare.


«Al progetto del Museo ho lavorato sin dal 2011, quando ho iniziato il mio dottorato di ricerca all’Università di Padova. Mi sono unito a un fantastico gruppo di lavoro, coeso e fortemente motivato, e con Mauro Varotto, Lorena Rocca e Chiara Gallanti abbiamo ideato e implementato il progetto museografico che ha visto la luce otto anni dopo.

Il nostro desiderio non era quello di creare l’ennesima wunderkammer, una collezione statica di oggetti in mostra, ma puntavamo a sviluppare un percorso narrativo ed esperienziale che raccontasse e facesse toccare con mano le pratiche della ricerca e dell’educazione geografica.

Una delle sfide più ambizione nel progettare un Museo di Geografia è combinare le due anime di questa disciplina: quella fisica, associata al metodo delle scienze naturali e legata alla lettura e comprensione di un territorio attraverso l’analisi delle sue strutture fisiche (il clima, l’idrografia, la mineralogia, la tettonica, i biomi, ecc.), e quella umanistica, associata ai metodi delle scienze sociali (la storia, gli stili di vita e la cultura materiale, i sistemi economici e sociali delle comunità, ecc.). Credo che l’ottimo riscontro da parte dei visitatori derivi proprio dal fatto che qui scoprono che la geografia è un’arte in costante equilibro tra questi due mondi, di cui ciascuno fa esperienza ogni giorno».

Il tempismo invece non vi ha aiutati. Avete inaugurato il Museo a fine 2019 e da lì a pochi mesi, assieme a tutti gli altri luoghi della cultura, vi è stato chiesto di chiudere e di non riaprire per diversi mesi.

«È vero, ma ciò ha rappresentato anche una grande opportunità per innovare ulteriormente e andare oltre ai preconcetti legati a un museo. Il nostro, per sua stessa natura, è un Museo che si relazione con ciò che vive al di fuori delle mura del Dipartimento, negli spazi che ci circondano…

Fra le molte attività cui ci siamo dedicati, abbiamo realizzato delle audioguide da utilizzare all’esterno di Palazzo Wollenborg per guidare i visitatori a osservare e riscoprire i luoghi ordinari di via del Santo, con gli occhi del geografo. O il portale www.missionigeografiche.it, che abbiamo creato per permettere a genitori ed educatori di intraprendere missioni geografiche per i più piccoli, da svolgere in luoghi, modalità e tempi ogni volta diversi.

Con la campagna social “La mia mente viaggia” abbiamo invece chiesto alla nostra community di raccontare cento luoghi diversi attraverso le emozioni di chi li ha vissuti e oggi li ricorda, mentre collaborando al ciclo di webinar “Il paesaggio alla finestra” (organizzato dal Corso di Laurea Magistrale in Scienze per il Paesaggio e dell’Associazione Alumni) abbiamo contribuito a creare uno spazio di riflessione sui luoghi e gli spazi proprio durante un periodo di lockdown, totale o parziale, che ci limitava fortemente nella possibilità di muoverci e viaggiare. Abbiamo così riscoperto i significati profondi dei luoghi talvolta considerati comuni ma ciò nonostante preziosi per ciascuno di noi, nuove e vecchie modalità di fare turismo, supportando al contempo il lancio di un nuovo corso di laurea magistrale in Scienze del Paesaggio.

Insomma, nonostante le difficoltà, abbiamo costruito una comunità curiosa e partecipe che oggi finalmente può incontrarci dal vivo».

Oltre alla classica visita guidata del Museo, avete anche progettato dei tour dedicati a Harry Potter e al Piccolo Principe, che hanno riscosso un’enorme successo e che tuttora sono al “tutto esaurito” fino al prossimo mese. Com’è nata questa idea decisamente insolita per un museo universitario?

«La disciplina geografica, sin dalla Legge Casati e dall’Unità d’Italia, si lega indissolubilmente alla didattica nelle scuole. L’Università di Padova, in particolare, è celebre per aver istituito la più antica cattedra universitaria di geografia tutt’ora attiva (nel 1872) e ha una lunga tradizione di formazione di generazioni di insegnanti.

Un museo nato nel 2020 non poteva non accogliere e fare proprie le più moderne metodologie didattiche e le opportunità offerte dal digitale. I due tour che descrivi, rispettivamente dal titolo “Le geografie magiche di Harry Potter” e “Piccoli principi e principesse alla ricerca della volpe smarrita”, permettono ai più giovani di avvicinarsi ai saperi e al mestiere dei geografi attraverso attività coinvolgenti e piacevoli come cacce al tesoro, indovinelli, osservazione di tracce e indizi, diari di bordo e mappe.

Ricorrere a figure note nell’immaginario dei più piccoli permette di “agganciare” i bambini, per far scoprire loro i tanti rimandi che le storie fantastiche hanno con la realtà e quindi introdurre concetti importanti come quelli di cambiamento climatico, di luogo, territorio e paesaggio… Non è un gioco fine a sé stesso, ma un momento di formazione».

Dando uno sguardo al futuro, che programmi avete per il più giovane dei musei universitari di Padova?

La nostra priorità ora è rinsaldare la relazione con il territorio, con gli altri musei e le Associazioni dedite alla valorizzazione del territorio e ovviamente con la cittadinanza, che ancora numerosa chiede di poter visitare le nostre sale in presenza. Al contempo, puntiamo a portare avanti la ricerca sulle collezioni e ad allargarle coinvolgendo donatori e mecenati che, come nel caso recente del sig. Armando Morbiato, possono davvero contribuire ad ampliare i confini di un museo, votato al loro superamento…


Per chi volesse scoprire di più sul Museo di Geografia e le sue attività per visitatori e scuole è inviato a visitare la pagina web www.musei.unipd.it/geografia.

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