“La tesi nasce dall’interesse per la storia locale, le mie radici e la mia città di adozione, Padova”. Intervista a Benedetta Scuteri, vincitrice del Premio Angelo Ferro (IV ed.)

6 Ottobre 2022 Associazione Alumni_admin Categories news, Padova e il suo territorio

Benedetta Scuteri è la vincitrice della IV edizione del Premio Angelo Ferro per la cultura padovana, con la tesi dal titolo “Il De Apparatu Patavini Hastiludii di Lodovico Lazzarelli: edizione, traduzione e note di commento”.
Laureata magistrale in Lettere Classiche e Storia Antica, sta proseguendo il suo percorso con un dottorato in Scienze Linguistiche, Filologiche e Letterarie.

Ciao Benedetta e complimenti per la vincita del premio. Raccontaci qualcosa di te e dei tuoi studi.

“Sono Benedetta, sono di Teramo, ma mi sono trasferita a Padova da ormai sette anni perché ho svolto qui sia la triennale che la magistrale di Lettere Antiche e adesso sto proseguendo con un dottorato in Scienze Linguistiche, Filologiche e Letterarie per proseguire il lavoro di tesi.

Infatti sto completando il lavoro di edizione critica, traduzione e commento sul De Apparatu Patavini Hastiludii di Lazzarelli e sto approfondendo questo autore studiando altri suoi componimenti poetici.”

 

Come sei arrivata alla scelta del tuo argomento di tesi e quando ti sei imbattuta per la prima volta nel poeta?

“Lazzarelli non lo conoscevo e non ne avevo neanche sentito parlare a lezione, infatti la critica lo ha annoverato tra gli umanisti dimenticati; poi, poco prima che iniziassi a pensare all’argomento di tesi, mio padre, che è molto appassionato di storia locale, mi ha chiesto se conoscessi questo poeta.

Infatti Lazzarelli è nato a San Severino Marche nel 1447, però poi ha trascorso l’infanzia e la prima giovinezza a Campli, un paesino nel teramano da cui provengo.

Quindi, banalmente, è stato un caso fortuito!

Andando a leggere la voce “Lazzarelli” sul Dizionario Biografico degli italiani, ho scoperto che per un periodo si era trasferito a Venezia e che aveva scritto questo poemetto sulla giostra padovana e, vedendo che il poema era ancora privo di un’edizione moderna, ho pensato di provarci.

Quindi questa tesi nasce proprio dal mio interesse per la storia locale e le mie radici, coniugato con un argomento importante per lo studio della storia della mia città di adozione, Padova.”

 

Quale parte della tesi ti ha coinvolta maggiormente?

“Di sicuro la stesura del paragrafo sull’orologio di Piazza dei Signori; infatti Lazzarelli all’inizio del poema spiega che questa giostra si tenne proprio in Piazza dei Signori e quindi si sofferma sull’orologio astronomico con un excursus sui segni zodiacali, attingendo a piene mani alle fonti greche e latine.

Quindi mi ha appassionato molto spiegare la famosa assenza della bilancia, alla luce dei testi greci e latini che fanno parte della mia formazione, avendo studiato lettere antiche.”

 

Secondo te, vista la particolarità della tesi che affronti, a oggi quale può essere il valore di un’opera come il De Apparatu Patavini Hastiludii?

“L’opera ha valore soprattutto documentario, è una testimonianza storica di tutto rispetto seppur filtrata con una lente letteraria.

Infatti per prima cosa, come già accennavo, valorizza i monumenti di Padova come l’orologio di Piazza dei Signori, ma anche il cavallo custodito a Palazzo della Ragione.

Infatti Lazzarelli spiega che questo cavallo sfilò durante la giostra nel corteo di Annibale Capodilista, e rappresenta oggi una delle rarissime testimonianze materiali tuttora conservate di questo tipo di feste.

Quanto alla festa stessa, più in generale, il De Apparatu Patavini Hastiludii è molto interessante perché è uno dei pochi resoconti letterari su questa tipologia di celebrazioni, che possono essere ricondotte al tipo della momaria veneziana.

Questa tipologia di festa si diffuse a partire da Venezia in altre città europee tra la metà del 400 e la metà del 500 e prevedeva sfilate a tema mitologico, quindi di gusto tipicamente umanistico; sfilate, balli, mascherate con carri, che in un certo senso anticipano il nostro carnevale.

Infine il De Apparatu è anche importante perché menziona diversi personaggi storici di difficile identificazione, si tratta per lo più di giuristi veneti e soprattutto padovani, ma anche altri accorsi alla giostra da diverse città e addirittura studenti stranieri che in quegli anni erano presenti a Padova.

Mi pare una testimonianza molto preziosa sulla storia dell’Università di Padova che, tra l’altro, quest’anno celebra il suo ottocentenario.

 

Come si è evoluto il tuo percorso formativo, da dove sei partita e come sei arrivata a Padova?

“Ho fatto la maturità classica a Teramo e sono sempre stata indirizzata verso le Lettere.

Mi è sempre piaciuto quello e, nonostante mi piacessero anche le altre materie, non ho mai trovato un’alternativa che reggesse il confronto.

Quindi ho deciso di seguire la mia passione e mi sono iscritta a Lettere Antiche presso l’Università di Padova per poi proseguire con la magistrale in Lettere Classiche e Storia Antica.”

 

Cosa ha significato per il te il percorso formativo all’Università di Padova?

“Sono molto soddisfatta del mio percorso perché l’Università di Padova mi ha garantito un’offerta formativa molto valida, variegata e ampia e oltre ad avere avuto l’opportunità di studiare in un’università ben organizzata, ho anche potuto vivere in una città che sin dal 400 è stata molto cosmopolita.

Quindi interessante non solo per la vita sociale, ma anche per gli eventi culturali.

Inoltre, la continuità didattica sperimentata mi ha permesso anche di essere seguita per entrambe le tesi dalla stessa relatrice, la prof.ssa Martina Elice, che ora supervisiona anche il mio progetto dottorale. Sono molto grata a Padova.”

 

Adesso che stai terminando gli studi, in che direzione vedi il tuo futuro e che programmi hai?

“La strada della ricerca universitaria mi piace molto. Sin dalla tesi triennale mi sono appassionata alla ricerca, e questa passione sta crescendo sempre di più mentre lavoro al progetto di dottorato. Quindi questa sarebbe la prima opzione.

Poi, in realtà, mi piacerebbe tenere aperte diverse porte. Comunque mi piacciono molto anche la storia e l’arte, quindi vorrei rimanere nel settore dei beni culturali.

Anche la scuola rimane un’alternativa per me molto valida, perché sarebbe un privilegio non solo trasmettere alle nuove generazioni la passione per il latino e il greco, ma anche trasmettere l’interesse per le nostre radici e il nostro patrimonio culturale anche più recente.”

 

Ultima domanda: cosa significa per te questo premio?

“Sono molto contenta ovviamente, non me lo aspettavo.

Mi fa piacere che questo poemetto a lungo ignorato e poco conosciuto sia stato in questo modo apprezzato e portato all’attenzione del pubblico anche non specialista.

Ringrazio la commissione, le Associazioni Alumni e Amici dell’Università di Padova e la rivista “Padova e il suo territorio” per questo premio.

Mi farebbe piacere anche ricevere spunti, critiche o confronti dal momento che il mio lavoro di tesi è stato solo uno studio preparatorio del De apparatu e spero che gli stimoli possano essere utili per terminare il mio progetto di dottorato.”

 

Grazie mille Benedetta e in bocca al lupo per il tuo futuro!

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