Sui pittori di Alvise Cornaro nella Padova del Cinquencento

17 Ottobre 2023 Associazione Alumni_admin Categories news, Padova e il suo territorio

Padova e il suo territorio

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L’articolo

Articolo scritto da Vincenzo Mancini per Padova e il suo Territorio

Ideatore e in parte progettista del complesso edilizio nei pressi del Santo conosciuto come Corte Cornaro, Alvise Cornaro fu anche uno dei maggiori mecenati veneti di metà Cinquecento in stretto contatto con artisti di diverse generazioni e valore, che in più occasioni riuscì a coinvolgere nelle sue iniziative artistiche innovative.
Fautore assai precoce della penetrazione e diffusione del classicismo romano e antiquario nella città di Livio, fu in prima linea anche quando, a partire dagli anni trenta, da Venezia, Mantova, Piacenza iniziò a circolare una tendenza che possiamo definire di post classicismo padano e addirittura accolse con curiosità le prime manifestazioni della cultura figurativa tosco-romana di stampo manieristico comparse in città nel quinto decennio.
Nonostante la precoce conversione al gusto classico durante il soggiorno a Roma, Alvise per vari motivi ebbe a che fare all’inizio della sua vicenda culturale con maestri di formazione tardo quattrocentesca, probabilmente di scuola mantegnesca. Sul 1450, ad esempio, era nato Battista Mariotti di Giovanni, residente in due casette “in contrada Pontiscurvi” contigue alla proprietà edilizie del Cornaro, poi inglobate nella “domus granda”, con cui il letterato mantenne rap- porti di buon vicinato per diversi decenni, dato che il pittore scomparve nel 1539.

Il misterioso maestro apparteneva a quella categoria di artigiani, piccoli proprietari, livellari padovani e della saccistica che si affacciarono occasionalmente nelle carte del corposo dossier degli affari dell’imprenditore.
Una di queste comparse fu il pittore di campagna “Matteo Pictore fillio Jacobi Trevisani” che nel 1521 vendeva ad Alvise una chiusura “in villa Codevici”.
Niente di diverso dalle tante micro acquisizioni fondiarie messe a segno dal “magnificus dominus” nella zona allo scopo di aumentare l’efficienza delle sue tenute nel nome della “santa agricoltura”, se non fosse per il fatto che, in veste di testimoni alla stesura dell’atto, compaiono i patrizi Marco Bernardo e soprattutto Francesco Barbaro, il probabile padre di quel Daniele destinato a diventare a inizio anni quaranta uno dei protagonisti della vita culturale padovana intorno alle figure dei Cornaro (Alvise e il cognato Giovanni) e all’Accademia degli Infiammati.
Nulla è sopravvissuto dell’attività di Battista Mariotto di Giovanni, ma le scarse notizie documentarie non portano a escludere a priori la sua partecipazione a qualche iniziativa artistica in casa Cornaro, soprattutto se precoce e attuata da un Alvise alle prime armi in veste di committente.
Battista trovò forse un proprio spazio nel campo della decorazione d’interni, come sembrerebbe indicare la realizzazione nel 1519 del rivestimento del soffitto ligneo della scuola dei Colombini, verosimilmente attingendo a un repertorio di motivi decorativi di gusto post mantegnesco o comunque antiquario (sul modello del precedente soffitto di Domenico Bottazzo per la Scoletta del Santo), che si rifaceva al materiale grafico poi riaffiorante qua e là anche nelle grottesche dell’Odeo, nate parimenti nel solco della lettura erudita in chiave simbolica degli umanisti, come Pietro Valeriano.
Purtroppo siamo sprovvisti di qualsiasi dettaglio sul “soffittado” della camera privata del Cornaro contenente […]

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