Storie di Alumni

Sturaro Silvia

Silvia Sturaro | Storie di Alumni

Ingegnere di Progetto, RINA Consulting | Agosto 2018
Laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni

L’attitudine di Silvia Sturaro per le materie scientifiche è sempre stata forte, sin dai tempi di prima formazione al Liceo Quadri di Vicenza. Una propensione che, alimentata prima alle superiori, poi all’Università di Padova, ha segnato e permesso il suo percorso professionale: iniziato come ricercatrice presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione (DEI) e proseguito con ila colloquio e lavoro dei suoi sogni, come ingegnere delle Telecomunicazioni. 

Come la maggior parte dei ragazzi che concludono il liceo Silvia non aveva le idee chiarissime su quello che l’Università poteva avere in serbo per lei. “Fin da quando ho scelto di iscrivermi ad Ingegneria il mio lavoro “ideale” lo immaginavo in un contesto internazionale, all’interno di un team variegato e orientato a risolvere problemi nuovi e stimolanti” racconta Silvia. “Tuttavia non ho avuto subito le idee chiare rispetto a quale fosse il mio settore applicativo “ideale”. Mi sono iscritta alla Laurea Triennale attratta dalle tecnologie meccaniche per la biomedica, mi sono poi orientata verso i segnali biomedici, per arrivare ad iscrivermi alla Magistrale in Telecomunicazioni perché volevo approfondire la scienza dell’Informazione e della sua trasmissione sulle moderne reti di telecomunicazione. Verso la fine del percorso Magistrale, anche grazie all’Erasmus, mi sono appassionata di comunicazione e navigazione satellitari e alla loro applicabilità nel contesto delle infrastrutture critiche, come il mondo dei trasporti. Quando avevo finalmente acquisito maggiore consapevolezza di quale fosse l’ambito in cui mi volessi applicare, e dopo alcuni colloqui, ho finalmente avuto l’occasione di fare il colloquio dei miei sogni”.

Gli anni dell’Università

Per Silvia, l’esperienza universitaria è stata fondamentale nel trasmetterle in modo concreto i valori della tenacia e della responsabilità, facendole apprezzare quanto siano importanti : “l’impegno personale e la responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi e nella qualità dei risultati prodotti […] Inoltre mi ha permesso di imparare a lavorare sopportando periodi di stress; tutte abilità essenziali – continua Silvia - nel mondo professionale, dove è normale dover garantire l’ottenimento del risultato richiesto con le tempistiche e la qualità concordate, nonostante l’incombenza di più carichi di lavoro […].. Il ricordo di questi momenti di sacrificio e fatica è comunque accompagnato da quello altrettanto vivido delle grandi soddisfazioni vissute, condivise e festeggiate in quegli anni”.

Dopo la laurea in Ingegneria delle Telecomunicazioni, vince una borsa di ricerca all’Università degli Studi di Padova che la porta ad approfondire le problematiche relative alla vulnerabilità dell’Informazione fornita dai Sistemi di Navigazione Satellitare e alla necessità di meccanismi di sicurezza ad-hoc, tematiche scoperte durante il lavoro di tesi magistrale. “Quest’esperienza – racconta - è stata essenziale perché mi ha permesso di lavorare fin da subito a veri progetti, discretamente ampi, ma anche di rafforzare la mia formazione, facendomi così crescere a tuttotondo. Inoltre contribuendo a qualche pubblicazione ho potuto respirare il fervore della Comunità Scientifica da vicino, ma ho anche avuto il privilegio di lavorare a contatto sia con piccole e grandi aziende, sia con enti Europei come l’Agenzia Spaziale Europea e la Commissione Europea”.

Le svolte e i cambi di rotta

Tuttavia l’ambiente accademico non le bastava, sentiva in sé una forte propensione a mettersi in gioco nel mercato del lavoro: “il mio percorso ha subito una svolta nel momento in cui ho preso il coraggio di ascoltare la mia indole e di affrontare da sola il mondo al di fuori dell’accademia, di cambiare vita e città inserendomi in un settore “nuovo”, diverso da quello della mia formazione, ma per cui il mio profilo era stato particolarmente apprezzato”.

Ora Silvia è unico ingegnere delle Telecomunicazioni in un team di professionisti che lavora alla Sicurezza di importanti progetti ferroviari e metropolitani in tutto il mondo. “Da poco più di un anno sto svolgendo il lavoro che cercavo”. E nonostante il settore STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sia ancora riconosciuto come terreno d’azione ‘maschile’, Silvia non si è mai sentita discriminata o a disagio, anzi: “devo dire che mi ha sempre fatto piacere stare in un contesto perlopiù maschile, e vedere come riuscivo ad apprezzare e ad ottenere buoni risultati in materie “storicamente” etichettate come maschili. L’essere una delle poche è sempre stato uno stimolo per andare avanti”.

Gli errori da non commettere

“A mio parere – commenta Silvia - dal momento che il mondo del lavoro d’oggi è altamente concorrenziale e dopo l’Università c’è ancora molto da imparare, è giusto dedicare parecchia energia ai primi anni di carriera professionale, magari anche al costo di qualche sacrificio in più, non accontentandosi delle occasioni di lavoro comode e poco stimolanti”. Il suo consiglio è poi quello di “personalizzare” la propria laurea, “applicare le proprie conoscenze ad un settore meno standard, un po' diverso, darà un aspetto più interessante al proprio curriculum”.

Secondo Silvia agli inizi della propria carriera un neo laureato dovrebbe dimostrarsi quanto più flessibile possibile, “senza porsi limitazioni geografiche e di settore o farsi condizionare nella scelta della strada da seguire, perchè dalle scelte fatte dopo la laurea può potenzialmente prendere forma il proprio profilo professionale. Quindi se c’è anche solo l’impressone che una strada sia più interessante e più promettente di un’altra è giusto sceglierla, nonostante questa richieda qualche sacrificio in più. La possibilità di tornare sulla strada semplice e comoda esiste sempre, mentre quella di intraprendere una strada più avventurosa è un’occasione più rara che si deve saper riconoscere e cogliere”.


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