Viaggio verso l’ignoto. L’esperienza di Marianna Tosato, vincitrice del premio di merito “Marino Nicolini”
La prima edizione del premio di merito “Marino Nicolini” è stata vinta da Marianna Tosato che, dopo una laurea magistrale in Chimica e un dottorato in Molecular Sciences, oggi ricopre il ruolo di Postdoctoral Researcher presso il Department of Chemistry della Simon Fraser University di Burnaby, Life Sciences Division del TRIUMF, in Canada.
Marianna porta avanti da tempo una ricerca sui radiofarmaci che unisce passione, umiltà e multidisciplinarietà nella lotta contro i tumori. Nella sua intervista, condotta da Silvia Pittarello, comunicatrice scientifica e collaboratrice del Dipartimento di Scienze del Farmaco, rivela cosa la spinge verso l’ignoto scientifico dando preziosi consigli per i giovani talenti.
Cosa prova a ricevere questo premio?
Sono sempre contenta di ricevere dei riconoscimenti per l’attività di ricerca, che, sottolineo, non è solamente mia, ma un lavoro di gruppo. Penso che i premi che ricevo debbano essere estesi alle altre persone con cui lavoro.
Anche se sicuramente ne sono felice, questo non mi fa montare la testa; continuo a lavorare con la stessa umiltà e passione che ho avuto sin da quando ero studentessa.
Cosa significa per lei fare ricerca e cosa la appassiona dei radiofarmaci?
Per me fare ricerca è un viaggio verso l’ignoto e verso possibili scoperte.
È un tentativo di rispondere a domande su fenomeni che non conosciamo ancora bene.
In particolare, nell’ambito dei radiofarmaci ciò che mi appassiona è, innanzitutto, che questo tipo di ricerca abbia un possibile risvolto applicativo diretto sulla salute e la cura dei pazienti.
Lo scopo di questi radiofarmaci è principalmente quello di diagnosticare e curare i tumori e questo obiettivo mi motiva molto.
L’altra cosa che mi appassiona è il fatto che questo tipo di ricerca sia multidisciplinare: va dalla fisica nucleare, alla chimica nucleare, alla radiochimica, alle applicazioni negli animali e nell’uomo. È un campo vasto, in quanto tocca ambiti estremamente diversi, ma complementari.
Inoltre, ho la possibilità di interagire con figure professionali molto diverse, dalle quali c’è sempre la possibilità di imparare cose nuove.
Com’è arrivata a studiare i radiofarmaci?
Mi sono laureata all’Università di Padova in Chimica e già con la tesi magistrale ho iniziato ad occuparmi del tema.
Inizialmente è stato un lavoro nel settore chimico tradizionale, successivamente mi hanno coinvolta in progetti di ricerca diversi con altri istituti, come l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare di Legnaro. In quell’occasione, ho avuto modo di conoscere persone che mi hanno ispirato, pertanto ho deciso di continuare per quella strada che era completamente nuova per me.
Con il dottorato ho avuto l’occasione di approfondire il mondo dei radiofarmaci, lavorando anche in altri centri di ricerca, dove ho approfondito le funzioni degli elementi radioattivi.

Su cosa sta lavorando adesso?
Continuo ad occuparmi di radiofarmaci: dalla produzione di questi radioisotopi, alla loro applicazione e validazione chimica e pre-clinica, che consiste nel valutare l’efficacia di questi sistemi in modelli animali.
Sto lavorando con molti radioisotopi della tavola periodica e questo è sicuramente molto stimolante, perché ho l’occasione di lavorare con professionisti molto diversi e con sistemi chimici differenti.
Mi occupo principalmente dell’utilizzo di radiosiotopi metallici per imaging e terapia di tumori.
Sostanzialmente consiste nello sviluppare sistemi che permettano di legare gli isotopi metallici a delle molecole vettori di target verso il tumore, ovvero molecole che hanno un’elevata affinità per proteine e recettori sovraespressi nei tumori.
In questo modo è possibile direzionare la radiazione verso il sito tumore, con effetto diagnostico o terapeutico.
Il Professore Nicolini è stato un uomo poliedrico che ha, tra le altre cose, dedicato molte energie alla ricerca sui radiofarmaci: lei ha avuto modo di conoscerlo?
Personalmente non ho avuto modo di conoscerlo, ma sapevo chi era. È stata una figura di grande ispirazione anche per me, visto anche il tipo di ricerca che ha svolto.
Cosa vorrebbe dire alla commissione che ha scelto di premiare il suo lavoro?
Ringrazio di cuore chi ha scelto di assegnarmi questo riconoscimento, in primis la famiglia Nicolini per la possibilità. Sono contenta che il lavoro che ho svolto e che faccio venga riconosciuto, perché testimonia quanto questo ambito sia apprezzato.
Che consiglio darebbe ai giovani ricercatori e alle giovani ricercatrici che vorrebbero affrontare un percorso simile al suo?
La prima cosa necessaria, se si vuole fare ricerca, è trovare un ambito che stimoli e ponga curiosità.
Per esempio, se c’è qualcosa che appassiona già dalla triennale, quella può essere una strada da intraprendere per fare ricerca.
Per quanto riguarda i radiofarmaci, l’ambito è molto vasto e ci sono diverse possibilità sulle quali poter lavorare. Inoltre, ci sono diversi centri di ricerca all’avanguardia nel mondo che si occupano di radiofarmaci, a seconda di quello in cui uno vuole lavorare. In generale questo ambito è in forte sviluppo.