Come possono robot e umani coesistere?

22 Giugno 2023 Associazione Alumni_admin Categories news

È con questa domanda che si è aperto l’evento “Techumanity. L’intelligenza artificiale tra etica, sicurezza e governance”. L’evento del 20 giugno 2023, sold out in Aula Nievo a Palazzo Bo, con la partecipazione di Federico Faggin, Massimo Gaggi e Stefano Quintarelli.

Il prof. Andrea Zanella introduce l’incontro ricordando la figura di Asimov, padre della fantascienza.
Egli ha spiegato come la convivenza tra esseri umani e robot fosse possibile tramite le “3 Leggi della robotica”,  secondo le quali un robot non può e non deve arrecare danno in alcun modo agli esseri umani. 
Se a metà degli anni ‘90 i romanzi di Asimov venivano considerati come fantascientifici, a oggi non si può che riflettere sul fatto che concetti prima astratti, si stiano realizzando con l’Intelligenza Artificiale.

Quest’ultima talmente evoluta che, a differenza di altre tecnologie di cui è possibile direzionare usi e scopi, può risultare imprevedibile nelle proprie azioni perchè sottoposta a continui e sempre diversi stimoli: non è possibile infatti prevedere in che modo questa imparerà a reagire di fronte agli input dati. 

Ma se l’imprevedibilità è una caratteristica tipica dell’essere umano, cosa ci differenzia dalle tecnologie più avanzate? La coscienza. 
Su questo, Federico Faggin, è partito dal domandarsi “Che cos’è la coscienza?”.

La coscienza: impulsi elettrici e libero arbitrio

Nel 1986, il Dott. Faggin nella Silicon Valley ha dato vita ai primi prototipi di Intelligenza Artificiale che imparavano da soli, questo grazie agli studi fisici secondo cui l’esperienza cosciente non è nient’altro che segnali e impulsi elettrici tipici dei cervelli complessi.
Questi però non possono equivalere alle sensazioni degli esseri umani: quello che proviamo è molto più complesso

È necessario capire a livello scientifico che cos’è la coscienza: è un fenomeno quantistico e non classico cioè che dimostra come uno stato successivo sia univocamente collegato al precedente.
Nel fenomeno classico non esiste il libero arbitrio che invece è la conditio sine qua non per l’esistenza della coscienza: in altre parole non può esistere coscienza senza libero arbitrio

L’approccio quantistico della fisica dice che lo stato successivo non è determinabile. Infatti quello che si determina viene scelto secondo il libero arbitrio.
Ecco la chiave di volta: è il libero arbitrio che determina la differenza tra essere umano e tecnologia, seppure la più avanzata; i computer sono strutture classiche e deterministiche, non capaci di dedicarsi alla creatività.

Anche l’Intelligenza Artificiale, per quanto possa essere evoluta, è priva di coscienza. 

La necessità di regolamentazione

Con lo sviluppo e la diffusione dell’Intelligenza Artificiale, c’è stata la necessità di  trovare un sistema di regolamentazione soprattutto per i monopoli che si sono creati.
Nella metà degli anni ’90, infatti, la legislazione è stata molto permissiva nei confronti delle tecnologie, per paura che le piccole imprese della Silicon Valley venissero inglobate dalle grandi multinazionali della telefonia.

Come sottolinea Massimo Gaggi, al di là delle questioni legate allo stato di appartenenza e monopolio che può interessare più il lato politico-economico della società, gli scienziati, i big delle tech companies statunitensi, stanno spingendo per un’imposizione di moratoria sullo sviluppo delle nuove tecnologie: sono numerosi i rischi che tali tecnologie stanno preannunciando, molto spesso legati alla sfera dell’inganno, possibile e comprovato, come dimostrano i casi di deep fake o di sintetizzazione vocale

Ma allora come si può agire? Di certo l’Intelligenza Artificiale non si può fermare, ma quanto meno regolamentare a livello internazionale, soprattutto per la velocità con cui si sta evolvendo e sta modificando il mondo che la circonda.

Non siamo macchine, ma esseri umani

Non dobbiamo farci prevaricare dalla tecnologia, conclude Stefano Quintarelli, ma ricordarci che siamo esseri umani: dobbiamo esserlo ancora di più e capire meglio chi siamo

E se la macchina ci inganna?
Siamo noi che dobbiamo capire e comprendere, perché la comprensione non è tipica delle macchine. Non dobbiamo limitarci a parlare in maniera superficiale o leggere senza capire, ma abbiamo l’obbligo morale di sviluppare l’intuizione che è intrinseca nell’essere umano: la coscienza è eterna, noi dobbiamo cambiare ed essere in continuo divenire – aggiunge Federico Faggin. 

Solo le macchine sono statiche, e noi non siamo macchine ma esseri umani.

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