“Immagino il futuro ancora pieno di porte da aprire e percorsi inediti da esplorare”. Intervista a Giulia Bressan, vincitrice del Premio “Luca Ometto” II edizione (2020)

14 Settembre 2021 Associazione Alumni_admin Categories news

Si è da poco conclusa la seconda edizione del Premio intitolato alla memoria di Luca Ometto, giovane imprenditore padovano, precursore della digital economy nell’editoria, mancato per glioblastoma a soli 41 anni: il premio è promosso dall’Università di Padova grazie al sostegno dell’Associazione Luca Ometto Onlus e in collaborazione con le Associazioni Amici e Alumni dell’Università degli Studi di Padova, il Centro di Ateneo per la Connettività e i Servizi al Territorio – VSIX e l’I-Center di Padova.

Quest’anno, a vedersi conferire il riconoscimento di miglior progetto, è stata Giulia Bressan, giovane laureata magistrale in ICT for Internet and Multimedia presso l’Università di Padova. La cerimonia di premiazione è prevista il giorno 30 settembre 2021, ma prima di allora abbiamo rivolto a Giulia alcune domande per conoscerla meglio. 

Innanzitutto le nostre congratulazioni per aver conseguito il Premio. Ci racconti qualcosa in più della tua vita e del tuo percorso formativo in Unipd? Hai sempre pensato di diventare un’ingegnera?

Ringrazio per prima cosa l’Associazione Luca Ometto, la Commissione di valutazione e tutti i promotori del bando di concorso, per aver conferito il premio al mio lavoro di tesi.Quello dell’ingegneria non è stato un sogno d’infanzia: ho capito di voler seguire questa strada solo gli ultimi anni di liceo. Tuttavia, le materie scientifiche sono sempre state, fin dai primi anni di scuola, una mia grande passione.

Mi sono iscritta al Corso di Ingegneria dell’Informazione, perché accarezzavo con entusiasmo l’idea di poter trasformare le materie che fino a quel momento avevo studiato sui libri in soluzioni pratiche per i problemi delle persone e della società. Una volta conseguita la laurea triennale, mi sono iscritta alla magistrale in ICT for Internet and Multimedia, curriculum “Life and Health”, per approfondire le applicazioni in ambito biomedico dell’Ingegneria dell’Informazione.

Il tuo progetto di tesi “Classificazione di movimenti della mano da segnali EEG tramite algoritmi di deep learning” ha spiccato per le potenziali ricadute scientifiche e applicative, a livello nazionale e internazionale, e hai coniugato con maestria conoscenze ingegneristiche e neuroscientifiche. Ci spieghi in poche parole in cosa consiste il tuo lavoro e perché è fortemente innovativo? Cosa promette il futuro nel campo delle interfacce brain-computer?

Durante il progetto, ho sviluppato un algoritmo di Deep Learning in grado di classificare, a partire dai segnali dell’elettroencefalogramma, diverse tipologie di movimenti degli arti superiori, come il tocco o l’afferramento. Rispetto a studi precedenti di settore, la tipologia di algoritmo e segnali utilizzati è diversa: la classificazione avviene infatti tramite una rete neurale convoluzionale dei cosiddetti Movement Related Cortical Potentials, ossia modulazioni del segnale elettroencefalografico a bassa frequenza, rilevate durante l’esecuzione motoria.

Il mio obiettivo era capire come ottenere risultati soddisfacenti con questa particolare combinazione di algoritmo e segnale, al punto da poterli sfruttare come segnali di controllo di esoscheletri, protesi e altri dispositivi. Tutto, in realtà, in linea con il fine ultimo delle Brain Computer Interfaces, che negli ultimi anni si stanno facendo sempre più spazio sia nell’accademia che nelle imprese. Ovviamente spero in un loro utilizzo su sempre più larga scala, così da aumentare il livello di autonomia dei soggetti che ne hanno più bisogno.

Che effetto fa sapere di aver contribuito con il proprio lavoro di ricerca allo sviluppo di nuove tecnologie in ambito medico di forte impatto sulla società ed in particolare sulla vita di persone che ne hanno realmente bisogno?

Penso sia uno dei motivi che mi ha portato a intraprendere questo percorso di studi, e che mi ha spinto a impegnarmi sempre al massimo delle mie possibilità. È una forte emozione per me sapere di aver contribuito con un piccolo tassello a qualcosa che può impattare in positivo la nostra società e la quotidianità delle persone che possono trarre beneficio da questo tipo di tecnologie. Questi cinque anni di percorso universitario acquistano ancora più senso, coronati con questo risultato.

Come ti vedi in futuro? Vorresti proseguire nell’ambito della ricerca?

Anche se il mio percorso mi ha portato fuori dall’ambiente accademico e della ricerca, immagino il futuro ancora pieno di porte da aprire e percorsi inediti da esplorare. Attualmente mi occupo di data science per una società di consulenza; fortunatamente il settore dell’ICT è piuttosto ricco di opportunità, anche per giovani laureati come me, al contrario di altri ambiti in cui magari si fa più fatica.

Un consiglio per studenti e studentesse che oggi vorrebbero intraprendere lo stesso percorso? E, più nello specifico, hai qualche riflessione per le ragazze che si approcciano a questo percorso, sicuramente affascinante, ma ancora popolato perlopiù da uomini?

Direi loro di essere costanti e appassionati nello studio, perché queste sono le chiavi per portare a termine con efficacia un percorso universitario, ma soprattutto direi loro di approfittare dell’ambiente stimolante in cui si ritroveranno, per crescere non solo come studente ma anche come persona.

In merito alla questione di genere, nel mio percorso, ho avuto la fortuna di incontrare persone che non hanno mai messo in dubbio il mio valore per questi motivi, ma, al di là della mia esperienza fino a questo punto, sono consapevole che situazioni spiacevoli legate a questo tema accadano quotidianamente. Mi piace l’idea che ad essere valorizzata sia la persona con le competenze che si porta dietro: in un ambiente ancora largamente maschile come il mio, credo che la miglior strategia che una donna può adottare sia lasciar parlare il proprio lavoro e impegnarsi per ottenere sempre il massimo.

Evento di premiazione (30.09.21, h 17:00)

Habilitas Ex Machina: le prospettive delle tecnologie abilitanti

Condividi